Foto di Maddalena Colucci

Il parco di Maggio

Qualche giorno fa, nella sezione “Partecipa” del mio blog dove mi è possibile pubblicare gli scritti dei miei visitatori, ho ricevuto una paginetta. Poche righe scritte come un messaggio cifrato e firmate “L.D.V.” Ogni parola sembra il riflesso di un caleidoscopio che porta a immaginare bellezza e mistero. Quel che mi ha incuriosito è stata la perfetta e sconosciuta connessione tra questo e il secondo scritto ricevuto ma da un altro autore, un certo “G.D.P.”. Che strano, anche lui o lei tratta lo stesso oggetto: il parco di Maggio.

Era bello il parco a maggio!
Sotto il sole caldo di una giornata splendente c’era l’erba verde, c’erano i fiori, i profumi. Parole, sguardi, sorrisi.  C’era la meraviglia di essere lì, dove la benevolenza di una divinità sconosciuta ci aveva chiamati.
C’era la vita; come una strada in parte sconosciuta, ma luminosa anch’essa, con la promessa di essere lunga, misteriosa e affascinante insieme.
La promessa di una divinità non è cosa da poco! Va creduta, accolta e vissuta. Quante volte, poi, abbiamo reso omaggio a quella divinità, con gioia e gratitudine, e con la rinnovata meraviglia di essere lì!
In una giornata come oggi, grigia e fredda, con la pioggia e la nebbia, il parco sembra un altro mondo, lontano nello spazio e nel tempo. Le promesse sembrano disattese, tradite. I ricordi non bastano e non consolano.
Forse la divinità si è arrabbiata per qualche ignoto motivo, o forse – semplicemente – la vita è così.
C’è però un ultimo dono: la speranza. Farò in modo che i ricordi siano nuove promesse, futuri momenti di quella gioia che ho visto e vissuto. Per la quale sono immensamente grato. E che cercherò ancora.
L.D.V.

Tutto questo tempo, quanti giorni, quanti anni sono passati? Chissà come stai, dove sei, cosa starai facendo? Quel parco è ancora lì che aspetta umido e freddo in un mese che non sembra il nostro maggio.  Sarà sicuramente deserto o frequentato da pochi come chi è costretto a portar fuori il cane o chi fa jogging anche sotto la pioggia. Vorrei essere lì come allora, ma non si può tornare indietro. Vorrei quella vita che mi sembrava un’altra vita. Nei miei ricordi il futuro non mi faceva paura come oggi. Ma non mi scoraggio e mi affido alla Divinità che è sempre benevola, anche quando sembra ostile e avversa. Forse è una lezione apposta per noi. Non ci è dato capirlo, ma solo imparare per evolversi. C’è ancora tanto da vivere: ogni cosa interna ed esterna a noi ha mille sfumature.
Io ci credo e voglio tutto questo. Chissà se lo desideri anche tu?
G.D.P.

17/05/2019 Già! Tanti giorni: tanti anni!
Sembra un tempo molto lontano, vero? E’ così anche per me. Sono cambiate tante cose: è cambiata la vita.
Eppure basta poco – un’immagine, una parola – e tutto questo tempo svanisce. Anche in questo imprevisto dialogo a distanza posso risentire le voci di allora, caute domande che cercavano di svelare i pensieri, parole sussurrate perché non fossero invadenti, le tue risate; le nostre risate. Annuso l’aria, alla ricerca di quei profumi che sono ancora abbarbicati in qualche angolo della memoria.
Anch’io mi chiedo cosa stia facendo tu, adesso, e quanto questa vita, anche per te, sia cambiata. Ma non sai quanto mi dia gioia il capire, dalle tue parole, che i ricordi di quel tempo – almeno quelli! – sono rimasti vivi e risvegliano emozioni. Abbiamo vissuto quel tempo anche quando i dubbi e gli ostacoli sembravano troppo grandi. Abbiamo fatto bene! E chissà quanto quella Divinità, che ancora nominiamo, ci abbia spinti e trascinati, o quanto fossimo invece noi, abbagliati da una promessa indefinita e fantastica, ad andare ostinatamente avanti senza più guardarci attorno. Eravamo più giovani, ricordi?
Ora sono qui, come sai, affaticato dal tempo e dai segni di questo male a cui non riesco ad abituarmi, né a rassegnarmi. I figli hanno la loro vita e il lavoro non mi disturba più: ho tanto tempo libero: Troppo!
Contavamo i minuti a quel tempo! Ricordi? Un’ora sembrava lunghissima. O, spesso, troppo breve. Rubavamo il tempo al sonno e alla strada perché era prezioso. Anche il tempo non è più lo stesso, in questo maggio che – come dici – non è più il nostro.
Però, la vita è imprevedibile, noi lo sappiamo bene! Lasciamola fare. Diamole ancora fiducia. Ci ha fatto regali belli, potrebbe averne in serbo un altro. Perché no?
Dimmi come stai. Raccontami un poco di te. Già questo sarà un regalo!
L.D.V

20/05/2019
Gioia all'ennesima potenza
Foto di Miriam ed elaborata dall’autrice del blog

Gioia all’ennesima potenza

Quando ti vedrò
sarà gioia all’ennesima potenza
sarà che il tempo si è fermato
sarà che nulla è cambiato.
Non il tuo:” Come stai?”
mi darà commozione
ma il senso di te al mio fianco
già vissuto dentro una chiesa
con il tuo: “Mi vuoi sposare?”
Lo sai che sono di lacrima facile
e non è per la tua assenza
o per questo tuo malore che
segna del tempo la differenza.
E’ per questa gioia all’ennesima potenza
e’ per questo amore della mia esistenza
che rimarrò, lotterò, ti supplicherò
e tu non potrai non ascoltarmi,
e tu non potrai più lasciarmi.
E dopo che la tua mano
mi asciugherà la guancia
ti prenderò a braccetto
e andremo via insieme
stretti dall’effetto
della gioia all’ennesima potenza.

Questo tempo è tiranno: ogni giorno vola e non ti rendi conto che abbiamo un piede sempre più nella fossa. Lo so è strano che io sia pessimista. ma tu caro il mio L.D.V. concedimelo, anche perché è venuta a mancare la mia cara mamma, così mio padre si è trasferito da noi. E’ difficile. Sembra tutto più difficile. Sono disorientata da un dolore che ti ovatta i sensi e da questo nuovo vivere. Sono sempre più preoccupata: non più i figli che per benevola divinità sono da poco “sistemati”. Loro Hanno gli affetti, un buon lavoro e la casa. Il mio caro vecchio invece è così confuso che si dimentica spesso la caffettiera sul fuoco e lascia la porta di casa sempre aperta. Quando ripone le cose le cambia di posto e poi, non ricordandosi del trasferimento, pensa con terrore che davvero siano stati i ladri. Non sa più quando è giorno e quando è notte. Se a proposito gli chiedo -Che giorno è oggi?- o -Che ore sono?- risponde che non lo sa e che l’ha annullata perché non gli interessa. Io lo guardo e vedo l’angoscia del mio futuro dove un giorno cancellerà anche me. Ma di certo ne il futuro e ne il passato mi condizioneranno. Io voglio vivere nel presente. E se mi prende un periodo nero come è stato e come è adesso, cedo allo scoraggiamento per un po’ e poi mi dico di resistere, resistere a tutti i costi. Perché io ho te. Tu hai me. Abbiamo tanto da dire e molto da fare. Tienilo bene a mente. E poi gli altri ci credono capaci di ogni obiettivo. Non vorrai deluderli. Riprenditi il tuo spirito che ti aspetto al parco. E’ li che vorrei parlarti di me… e con molta gioia.
G.D.P.


06/06/2019
Non ho più rivisto il parco a maggio.
Ma ho visto il fiume a giugno. E ho rivisto Te, anche se per un tempo troppo breve.
Il grande fiume gonfio d’acqua,che ha sommerso alberi e isolotti, tra rive lussureggianti in una giornata già calda dopo mesi di pioggia.
Chissà – mi sono chiesto – se anche qui, come nel parco, esiste una divinità. O qualcosa che, comunque, mi richiama in questo posto, me lo fa ricordare e desiderare quando sono altrove e che mi fa sentire bene, “a casa”, quando sono qui.
Ma forse non è il fiume… Mi sono meravigliato ancora, come succedeva in passato, nel ritrovare in un attimo i gesti usuali, la naturalezza e la confidenza che sembrano smentire, quasi, tutto il tempo che è trascorso e mi riconducono senza sforzo a sensazioni ed emozioni che mi sembra di aver lasciato solo ieri.
Sarà il mio cervello, che tende a fare quello che vuole ultimamente.
Però sono momenti belli! Da qualunque parte vengano. Ed è una fortuna inattesa il poterli vivere ancora, dimenticando per un poco i guai del presente e le incognite del futuro. E per avere, ogni volta di più, qualcosa di bello da ricordare. Non per vivere di ricordi! Questo no. Ma è giusto anche guardarsi indietro ogni tanto, almeno per capire come si è vissuto, e da questo capire forse un po’ meglio che uomini siamo stati, e che uomini siamo. Insomma, non c’è niente di male a girare la testa indietro per un momento, per dire: ecco, di questo sono soddisfatto, contento, orgoglioso, ho scelto bene, ho vissuto bene. E pensare che se l’ho fatto già, forse potrò farlo ancora. E’ un passato che serve al presente e anche al futuro.
Beh! Se dovessi augurare qualcosa ai miei figli, questa sarebbe proprio la possibilità di potersi, a suo tempo, guardare indietro ed essere contenti di come hanno vissuto. Che non è poco: vorrebbe dire che la vita è stata vissuta bene e non ha lasciato dietro di sé quelle cose terribili che sono i rimpianti!
Ora i figli devono fare la loro strada e compiere le loro scelte. Il mondo adesso è loro e non voglio nemmeno dare consigli su come trattarlo, anche perché è già molto diverso dal nostro.
Anche noi continueremo a vivere, intanto, finché la vita, o la divinità di turno, non si sarà stufata e dirà: “Va bene, basta così… Adesso fatti da parte, lascia spazio!” Ai nipoti magari! Che, ancor più dei figli, sembrano incarnare il futuro e nei quali, forse, un poco di noi continuerà testardamente a vivere.
Continuiamo, guardando un po’ avanti e un po’ indietro: lascio scorrere il presente, cogliendo quel che di buono mi dà e senza arrabbiarmi troppo se non è proprio come vorrei. Certo, alcune cose non mi piacciono, ma è sempre stato così! So che prima o poi passano e verrà qualcos’altro. Non so cosa, ma forse sarà una buona cosa, perché no? Breve o lunga che sia, andrò a vedere.
Come andrò a vedere ancora il fiume, e perfino il parco di maggio magari! Chi lo sa? Ho ancora dei desideri, ma lascerò fare alla vita, che mi ha sempre stupito e forse lo farà ancora.
E tu..?Non ho più rivisto il parco a maggio.
Ma ho visto il fiume a giugno. E ho rivisto Te, anche se per un tempo troppo breve.
Il grande fiume gonfio d’acqua,che ha sommerso alberi e isolotti, tra rive lussureggianti in una giornata già calda dopo mesi di pioggia.
Chissà – mi sono chiesto – se anche qui, come nel parco, esiste una divinità. O qualcosa che, comunque, mi richiama in questo posto, me lo fa ricordare e desiderare quando sono altrove e che mi fa sentire bene, “a casa”, quando sono qui.
Ma forse non è il fiume… Mi sono meravigliato ancora, come succedeva in passato, nel ritrovare in un attimo i gesti usuali, la naturalezza e la confidenza che sembrano smentire, quasi, tutto il tempo che è trascorso e mi riconducono senza sforzo a sensazioni ed emozioni che mi sembra di aver lasciato solo ieri.
Sarà il mio cervello, che tende a fare quello che vuole ultimamente.
Però sono momenti belli! Da qualunque parte vengano. Ed è una fortuna inattesa il poterli vivere ancora, dimenticando per un poco i guai del presente e le incognite del futuro. E per avere, ogni volta di più, qualcosa di bello da ricordare. Non per vivere di ricordi! Questo no. Ma è giusto anche guardarsi indietro ogni tanto, almeno per capire come si è vissuto, e da questo capire forse un po’ meglio che uomini siamo stati, e che uomini siamo. Insomma, non c’è niente di male a girare la testa indietro per un momento, per dire: ecco, di questo sono soddisfatto, contento, orgoglioso, ho scelto bene, ho vissuto bene. E pensare che se l’ho fatto già, forse potrò farlo ancora. E’ un passato che serve al presente e anche al futuro.
Beh! Se dovessi augurare qualcosa ai miei figli, questa sarebbe proprio la possibilità di potersi, a suo tempo, guardare indietro ed essere contenti di come hanno vissuto. Che non è poco: vorrebbe dire che la vita è stata vissuta bene e non ha lasciato dietro di sé quelle cose terribili che sono i rimpianti!
Ora i figli devono fare la loro strada e compiere le loro scelte. Il mondo adesso è loro e non voglio nemmeno dare consigli su come trattarlo, anche perché è già molto diverso dal nostro.
Anche noi continueremo a vivere, intanto, finché la vita, o la divinità di turno, non si sarà stufata e dirà: “Va bene, basta così… Adesso fatti da parte, lascia spazio!” Ai nipoti magari! Che, ancor più dei figli, sembrano incarnare il futuro e nei quali, forse, un poco di noi continuerà testardamente a vivere.
Continuiamo, guardando un po’ avanti e un po’ indietro: lascio scorrere il presente, cogliendo quel che di buono mi dà e senza arrabbiarmi troppo se non è proprio come vorrei. Certo, alcune cose non mi piacciono, ma è sempre stato così! So che prima o poi passano e verrà qualcos’altro. Non so cosa, ma forse sarà una buona cosa, perché no? Breve o lunga che sia, andrò a vedere.
Come andrò a vedere ancora il fiume, e perfino il parco di maggio magari! Chi lo sa? Ho ancora dei desideri, ma lascerò fare alla vita, che mi ha sempre stupito e forse lo farà ancora.
E tu?
L.D.V.

17/06/2019 Non ci credo ancora: ti ho rivisto!
Così la vita mi ha portato da te come nell’immensità del fiume, nei contorni frastagliati dei verdi intorno ai gialli dei campi rasati del grano raccolto in uguali e compatti riccioli tondi sparsi qua e là. Quanti tramonti ci ha regalato quella distesa pianura! Diversa e intrigante fino all’ultimo, col suo occhiolino luccicante tra gli alberi in silhouette. Quante foto ho nella mente. Ognuna è un’emozione che mi divampa e mi fa piangere, mi fa ridere, mi fa felice. E quando rimango sola con me stessa e penso alla bellezza di un momento vissuto, l’ansia cessa e nulla più mi turba. E’ in quello stato di assoluto e profondo equilibrio è come raggiungerti subito. Immediatamente! Sono a un passo dal cielo e ogni mio desiderio si avvera. Ti prego, nel bene sorprendimi ancora. E oltre al più nobile e chiacchierato sentimento, avrai la mia eterna gratitudine.
G.D.P.

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